«Qualsiasi forma di lavoro presuppone un’idea sulla relazione che l’essere umano può o deve stabilire con l’altro da sé»
Papa Francesco, Laudato si’ n. 125

1° maggio anche quest’anno –
Che cosa è il lavoro? Che cosa è la “decenza” del e nel lavoro? E cosa significa lavoro decente, decent work?
Il Goal n. 8 dell’Agenda 2030 rubricato come “LAVORO DIGNITOSO E CRESCITA ECONOMICA” dichiara che occorre “Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti”.
Un segno forte, dunque, che il programma globale di azione per uno sviluppo sostenibile includa il lavoro tra gli obiettivi senza i quali non è possibile fare azioni di prosperità per il pianeta e le persone.
Perché una cosa ormai è certa: la “sostenibilità” non è solo un “affare dell’ambiente”, avulso e indipendente dall’uomo. Ambiente e persona sono strettamente legati, in una visione di “ecologia ed armonia integrale” da cui non si può prescindere.
Dopo la prima Guerra mondiale, viene fondata l’OIL, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che promuove i principi e i diritti fondamentali sul tema del lavoro e dei lavoratori: opportunità di lavoro dignitose, rafforzamento della protezione sociale e dialogo sociale sulle questioni inerenti al lavoro.
Nel 1999 il Direttore Generale dell’ILO, Juan Somavia, ha presentato alla Conferenza Internazionale del Lavoro il 𝙍𝙖𝙥𝙥𝙤𝙧𝙩𝙤 𝘿𝙚𝙘𝙚𝙣𝙩 𝙒𝙤𝙧𝙠 all’interno del quale afferma per la prima volta: «Oggi l’obiettivo primario dell’ILO è garantire che tutti gli uomini e le donne abbiano accesso ad un lavoro produttivo, in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana. Nasceva così, il concento di decent work o lavoro dignitoso».

𝗜𝗹 𝗥𝗮𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼, 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗼𝘀𝗼, 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝗹𝗼 𝗳𝗮 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, 𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲, 𝗽𝗮𝗰𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀, 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮 𝗲 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗮.
Per l’ILO la realizzazione universale del lavoro dignitoso passa attraverso quattro obiettivi strategici, a cui si aggiunge l’obiettivo trasversale dell’uguaglianza di genere, che non è poco, visto che ne siamo ancora molto lontani:
• Creare opportunità di occupazione e remunerazione per tutti;
• Garantire i principi e diritti fondamentali nel lavoro (libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva, eliminazione del lavoro forzato e del lavoro minorile, non discriminazione in ambito lavorativo e professionale);
• Rafforzare ed estendere la protezione sociale;• Promuovere il tripartismo e il dialogo sociale tra Governi nazionali, sindacati e organizzazioni datoriali.
Fare del lavoro dignitoso un obiettivo internazionale e una realtà nazionale: questo, dunque, il lavoro dell’OIL tra Convenzioni, Raccomandazioni e Dichiarazioni che forse avrebbero necessitato di un maggiore coraggio nella forza di pressione attuativa sui Governi.
Ma un primo passo è sempre un buon passo.
La 𝗥𝗲𝘁𝗲 “𝗧𝗵𝗲 𝗙𝘂𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗼𝗳 𝘁𝗵𝗲 𝗪𝗼𝗿𝗸, 𝗟𝗮𝗯𝗼𝘂𝗿 𝗮𝗳𝘁𝗲𝗿 𝗟𝗮𝘂𝗱𝗮𝘁𝗼 𝘀𝗶’”, infatti, in occasione del centesimo anniversario della fondazione dell’OIL, mette in piedi l’iniziativa omonima, 𝘐𝘭 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰 𝘥𝘰𝘱𝘰 𝘭𝘢 𝘓𝘢𝘶𝘥𝘢𝘵𝘰 𝘴𝘪’, sotto il coordinamento della ICMC (Commissione cattolica internazionale per le migrazioni) e durante la 108ª Conferenza internazionale del lavoro di Ginevra lancia la proposta di 𝗮𝗺𝗽𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗴𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗼𝘀𝗼 ritenendo cruciali quattro dimensioni del lavoro che vale la pena approfondire:
• 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲: è la cooperazione con molti altri verso un obiettivo comune; è un’espressione di solidarietà e di condivisione dei rischi e del senso umano del proprio agire;
• 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗮: genera valore e lo mette a disposizione di tutta la società;
• 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮: si esercita sulla natura e sull’ambiente e li modifica, e può proteggerli o distruggerli;
• 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲: contribuisce allo sviluppo e alla realizzazione personale.
Nella Conferenza di Ginevra del 2021, l’OIL ha elaborato, tra gli altri, anche un documento speciale sulla risposta alla crisi generata dal COVID-19, sulla protezione sociale, sull’applicazione delle norme del lavoro durante la pandemia, sulle disuguaglianze e mondo del lavoro e sulle competenze per l’apprendimento lungo l’intero arco della vita.
Quel che più conta è che la prima parte della sessione della Conferenza ha portato all’adozione dell’𝗔𝗽𝗽𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗶𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝗮 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝗶𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝘃𝗮, 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗶𝗹𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 del quale vale la pena riportare, in estratto, tre punti:
1. (…) la pandemia ha avuto 𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝘃𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶 𝘀𝘂𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼. Ha portato ad un aumento della disoccupazione, della sottoccupazione e dell’inattività; a perdite di reddito da lavoro e da attività d’impresa … alla chiusura e al fallimento di imprese, soprattutto per le micro, piccole e medie imprese; alle interruzioni delle catene di fornitura; all’informalità e insicurezza del lavoro e del reddito; a nuove sfide per la salute, la sicurezza e i diritti sul lavoro; nonché all’inasprimento della povertà e delle diseguaglianze economiche e sociali.
2. 𝗟𝗮 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗵𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝘀𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝘃𝗮𝗻𝘁𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮𝘁𝗲 𝗲 𝘃𝘂𝗹𝗻𝗲𝗿𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶, in particolare quelle occupate nell’economia informale e in forme di lavoro precario, quelle che svolgono lavori a bassa qualifica, i migranti e coloro che appartengono alle minoranze etniche e razziali, gli anziani e le persone con disabilità o affette da HIV/AIDS. L’impatto della crisi ha causato un peggioramento dei deficit preesistenti di lavoro dignitoso, un aumento della povertà, ha ampliato le disuguaglianze e evidenziato i divari digitali all’interno e tra i paesi.
3. 𝗟𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝘂𝗯𝗶𝘁𝗼 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗲 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗱𝗱𝗶𝘁𝗼, anche a causa della loro sovra-rappresentanza nei settori maggiormente colpiti. Continuano a lavorare in prima linea, sostenendo i sistemi di assistenza, le economie e le società, spesso svolgono anche la maggior parte del lavoro di cura e assistenza non retribuito. Ciò evidenzia la necessità di una ripresa sensibile al genere.
4. 𝗟𝗮 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗵𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗹’𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗹’𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶, rendendo ancora più difficile per loro trovare un lavoro, passare con successo dall’istruzione e formazione al lavoro, proseguire il percorso d’istruzione o avviare un’attività, con il rischio di dar vita ad una parabola discendente nella capacità di guadagno e di avanzamento professionale.
Come aderenti alla Rete nazionale Per un Nuovo Welfare (www.perunnuovowelfare.it), abbiamo firmato su questo molti documenti e richieste al Governo Conte prima e al Governo Draghi poi in tema di presa in carico dei vulnerabili che, durante la pandemia, sono state l’esempio della crisi del sistema di “protezione” delle fasce deboli. Col triste risultato che in questi due anni abbiamo perso il nostro passato (troppe e ingiustificabili le morti dei nostri “nonni” nelle RSA o negli ospedali) e abbiamo incrinato il nostro futuro (troppi i bambini e gli adolescenti che hanno perso due anni di vita sociale e di apprendimento scolastico a causa della chiusura delle scuole).Sul tema lavoro e sulla cura delle persone ogni giorno siamo impegnati, come Piccoli Comuni del Welcome.
Favoriamo una economia che si genera da un equilibrato welfare di comunità, in cui le persone fragili, i vulnerabili, le persone migranti, i lavoratori disabili, i lavoratori giovani, gli anziani, i bambini e le bambine, gli adolescenti, le famiglie, si sentano inclusi in un sistema di relazioni in cui l’economia generata dal lavoro decente sia parte integrante dell’essere “persona” e parte di quella comunità.
Buon primo maggio dai Piccoli Comuni del Welcome di tutta Italia.
Gabriella Debora Giorgione

Per approfondire:
Aggiornamenti sociali

OIL

(foto tratta da Il Sole24Ore)

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