Biccari

PIANA DEGLI ALBANESI

REGIONE

SICILIA

PROVINCIA

PALERMO

ABITANTI

5.658

SINDACO

Rosario Petta

Comune di Piana degli Albanesi

Hora e Arbëreshëvet in arbëresh e affettuosamente Chiana in siciliano, il comune conta 5.958 ed appartiene alla città metropolitana di Palermo in Sicilia. È situata su un altopiano montuoso e sul versante orientale del monte Pizzuta, prospiciente il nostro, famoso, lago omonimo.

È il centro più importante e noto degli albanesi di Sicilia, nonché il più grande stanziamento arbëreshë, dove da secoli risiede la più popolosa comunità albanese d’Italia. 

Denominata fino al 1941 Piana dei Greci per il rito greco-bizantino professato dai suoi abitanti, è sede vescovile dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, circoscrizione della Chiesa Italo-Albanese, la cui giurisdizione si estende su tutte le chiese insulari di rito orientale.

Nel corso dei secoli è stata annoverata fra i maggiori centri attivi e influenti degli italo-albanesi, tutelando e coltivando la memoria storica dell’antica madrepatria. Oltre a essere il fulcro socio-culturale, religioso e politico delle comunità arbëreshe dell’isola, ha mantenuto pressoché intatte le proprie peculiarità etniche d’origine.

Nell’età moderna ha ricoperto un ruolo significativo per i moti rivoluzionari e risorgimentali relativi all’unità nazionale d’Italia, ai movimenti regionali dei Fasci siciliani dei lavoratori e alla questione della Rilindja nazionale albanese nella lotta di liberazione dal dominio turco-ottomano. Tra il 1944 e il 1945, durata cinquanta giorni, Piana degli Albanesi divenne una Repubblica popolare indipendente. È, inoltre, tristemente nota per la strage di Portella della Ginestra (1947).

Contribuì notevolmente al progresso della cultura e della letteratura albanese con una nutrita schiera di intellettuali, avviando un decisivo processo della storia letteraria d’Albania.

È considerata il luogo d’origine della letteratura arbëreshe. Nel 1903, inoltre, vi fu tenuto il terzo dei Congressi linguistici d’ortografia albanese, dove vennero dibattuti problemi linguistici, letterari e politici e si creò una Società Nazionale Albanese.

Dalla cittadina provengono i fondatori delle cattedre di lingua e letteratura albanese di Napoli (1900) e Palermo (1933) e ha sede dal 1945 il Seminario Italo-Albanese.
La sua antica tradizione musicale e canora bizantina fa parte del Registro Eredità Immateriali della Sicilia, istituito dalla Regione Siciliana e riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. L’amministrazione comunale utilizza nei documenti ufficiali anche l’albanese, ai sensi della vigente legislazione che tutela le minoranze etno-linguistiche.

Monumenti e luoghi di interesse

Il centro antico del paese interpreta lo stile costruttivo tardo-medievale, cinquecentesco e seicentesco, rispecchiando gli status sociali e le condizioni economiche dell’epoca in cui sorse l’insediamento. Sulla base dei documenti, ad oggi disponibili, è possibile supporre che gli arbëresh fondatori di Piana degli Albanesi, dopo quasi un secolo di permanenza nel luogo, abitassero in case costruite secondo schemi architettonici più medievali che cinquecenteschi, ne è testimonianza l’uso di archi in pietra e di volte a botte.

Chiesa rurale SS. Madonna Odigitria (Klisha Shën Mërisë së Dhitrjes te mali)

Sorge ai piedi del Monte Pizzuta, poco distante dal centro abitato. Costruita in onore della Vergine nel 1488, anno in cui furono stipulati “I Capitoli di fondazione”, la cui immagine era giunta in Sicilia con i primi esuli albanesi e che avrebbe indicato lì vicino il luogo dove la comunità albanese avrebbe dovuto insediarsi.

Chiesa di San Demetrio, risalente alla fine del sedicesimo secolo, dove è conservato un ciclo di affreschi realizzati da Pietro Novelli.

Chiesa di San Giorgio, dove è possibile ammirare notevoli opere artistiche, che costituisce una della chiese più antiche del luogo.

Museo antropologico, dove è possibile visionare i costumi e numerosi oggetti che testimoniano le origini e le tradizioni di questo piccolo paese.

Parrocchia Santuario SS. Madonna Odigitria, in esso si conserva la grandiosa artistica statua della vergine Odigitria sorretta da due monaci, realizzata verso la fine del Seicento, in legno stuccato e dorato.

Parrocchia San Vito, comunemente detta Sëndu Viti, è un esempio dell’arte tardo-barocca del paese, ricca di fregi, di altari intarsiati in marmi policromi.

Chiesa San Nicola di Mira, eretta sul luogo dove già esisteva una chiesetta dedicata allo stesso santo. La chiesa ha particolare rilievo artistico per le pregevoli icone del Seicento e del Settecento dell’iconostasi.

Chiesa Madonna del Rosario, Rimaneggiata nel tempo, il sacerdote Papàs Antonino Costantino, nel 1741, proprietario della chiesa di S. Venanzio, la donò alla Confraternita del Rosario. Fornita di iconostasi, è abbellita da mosaici e icone in stile bizantino.

Parrocchia Sant’Antonio il Grande

Chiesa monastero Santissimo Salvatore alla Sclizza

Seminario Eparchiale

Monastero dei Padri Basiliani Sclizza

Parrocchia Santissima Annunziata

Collegio di Maria

Enogastronomia, arti e mestieri

Le attività economiche prevalenti sono: il terziario, l’industria del marmo, l’agricoltura, la pastorizia, l’artigianato e l’artigianato artistico. Una delle principali risorse locali è costituita dal turismo.

Grazie ai vasti territori dedicati all’agricoltura e alle sue caratteristiche climatiche, la sua economia è basata principalmente sulla produzione di prodotti caseari, cereali, olio di oliva, vino e frutta, e dall’allevamento di ovini, bovini e caprini.

Il settore terziario e industriale è fiorente; la cittadina è rinomata per la presenza di strutture ricettive, quali agriturismi, pasticcerie e ristoranti, specializzati nella preparazione di pietanze e dolci a base dei prodotti tipici della cultura arbëreshe.

La produzione ininterrotta, da oltre cinque secoli, e la qualità dei costumi femminili tradizionali di Piana degli Albanesi si devono alla grande abilità artigianale delle ricamatrici arbëreshe nel trasformare la seta, il velluto e l’oro in raffinati e preziosi abiti usando il tombolo o il telaio o semplicemente l’ago. Ma queste abilità non si esauriscono nel confezionamento dei costumi. Accanto ai ricami in oro e in seta, esistono, in materiali certamente meno preziosi, altri lavori di ricamo di pari bellezza, eseguiti soprattutto per la preparazione dei corredi nuziali

I prodotti e le creazioni di oreficeria locale, che giungono da una lunga tradizione, sono soprattutto legati alla produzione dei preziosi accessori del costume tradizionale femminile arbëresh di Piana degli Albanesi. la cui origine è di diverse epoche del passato, spaziando dal periodo bizantino sino al Settecento.

 

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