Biccari

RAFFADALI

REGIONE

SICILIA

PROVINCIA

AGRIGENTO

ABITANTI

12.260

SINDACO

Silvio Cuffaro

Comune di Raffadali

Un confine naturale, delineato dai valloni Safo e Mendolazza, lo separa dai comuni limitrofi di Agrigento, S. Elisabetta, e Joppolo Giancaxio. 
Confina a nord con il territorio di S. Elisabetta e, per un brevissimo tratto, di S. Angelo Muxaro. Ad est con Joppolo Giancaxio, mentre a sud e ad occidente con Agrigento.
Il suo territorio presenta siti archeologici e preistorici di grande interesse, testimoniati dalla presenza di alcune comunità datate all’inizio dell’età neolitica (4000 a. C.).
Alcuni studiosi ritengono che in questo territorio sorgesse anche l’antica ‘Erbesso’, mitico granaio dei Romani.

Gli Arabi, durante la loro dominazione che si ebbe in Sicilia nel IX secolo, chiamarono il casale da loro fondato ‘Rahl-Afdal’ (Villaggio eccellentissimo), facendogli acquisire grande floridezza economica e commerciale. Verso la fine dell’XI secolo il casale sotto la signoria di un principe saraceno Alì e le terre dette Raffa (qualche studioso fa derivare da ciò il toponimo ‘Raffadali’, credenza poco attendibile visto che nelle antiche scritture figura già il nome ‘Rahalfadale’) passarono sotto il dominio dei conquistatori normanni; nel 1095 il territorio fu concesso in feudo al normanno Girolamo Montaperto e poi rimase per secoli, a questa famiglia.

Nel 1507 Pietro Montaperto Valguarnera ottenne dal Re Ferdinando lo ‘Jus Populandi’ (diritto di popolare); nel 1523, fece edificare il borgo (alcuni studiosi sostengono che si tratti di una riedificazione) e fece costruire il castello, che ancora oggi, nelle sue strutture essenziali è ubicato nel centro storico di Raffadali.

Originariamente il castello era una fortezza e ciò si può desumere dalla torre di base, nel lato Sud – Ovest, che si presenta ancora oggi nella sua interezza; successivamente venne trasformato, durante il rinascimento, in casa signorile.

Nel 1649 Giuseppe Nicolò Montaperto, con i suoi vassalli, riportò l’ordine in Agrigento, che si era ribellata per fame al Vescovo Traina. Per premiare il coraggio e la fedeltà dei Montaperto, Filippo IV insignì del titolo di principe di Raffadali Giuseppe Nicolò Montaperto, elevando il feudo a principato.

Monumenti e luoghi di interesse

Montagna di Busoné, presenta molte tombe a forno e due grandi tombe a camera.
Da sempre a questa montagna è legata l’unica leggenda che si tramanda oralmente: ogni sette anni, a mezza notte, la montagna si apre mostrando al suo interno ricchezze di ogni genere e monete d’oro. 
Nel 1967, in seguito alla distruzione di una metà della montagna, venduta dai proprietari alla Italcementi, una fruttuosa campagna di scavi condotta da G. Bianchini, portò alla luce dentro pozzetti scavati nei pressi delle sepolture a grotticella, due piccoli idoli insieme a materiale pertinente alla facies di S. Cono Piano Notaro, databili all’eneolitico antico. Questi idoli, ottenuti da ciotoli fluviali, sono stati opportunamente lavorati con incisioni e pigmentazione ocracea, in corrispondenza delle linee anatomiche interne. Le due ‘Veneri di Busoné’ dovrebbero rappresentare la Gran Dea Madre della fecondità e e della terra, e dimostrano il loro culto in Sicilia fin nella inoltrata età dei metalli.

Rocca di Guastanella, fortezza montana di sito accidentato e di difficile accesso alla qila nel senso autentico della parola araba. Esso consiste in un gran villaggio che si estende per una cresta ad est della sommità e sulla cima stessa, di una roccaforte straordinaria, in parte costruita in muratura, in parte scavata nella roccia, una fortezza rupestre di grandezza impressionante.
Monte Guastanella appare due volte nella storia della Sicilia arabo-normanna, in entrambi i casi, è registrata come centro della resistenza musulmana contro i cristiani: la prima volta, durante la conquistadell’isola da parte del conte Ruggero, e precisamente dopo la sconfitta di Benavet a Siracusa bel 1085, mentre i normanni si rivoltavano contro Chamut di Castrogiovanni, ed Agrigento era la prima a cadere.

Chiesa madre di Santa Oliva, situata al centro del paese, la Chiesa madre fu edificata a partire dal 1507 e dedicata alla Madonna degli Infermi: vi furono trasferite nel 1608 la parrocchia di Santa Oliva e l’arcipretura, dall’antica chiesa madre dedicata a Sant’Oliva oggi scomparsa. Vi sono conservati il sarcofago di Raffadali, raffigurante il ratto di Proserpina, e una statua lignea cinquecentesca di Maria santissima degli Infermi con Bambino.

Chiesa di San Giuseppe, la chiesa di San Giuseppe ha una facciata barocca risalente al XVIII secolo. All’architetto Saverio Bentivegna sono da ascrivere gli interni, realizzati nel XIX secolo. Sorge accanto al monastero delle suore collegine.

Chiesa di San Giacinto Giordano Ansalone, la chiesa di San Giacinto Giordano Ansalone è l’edificio di culto più recente. L’impianto planimetrico è a navata unica, e lo stile della facciata e delle decorazioni interne marcatamente moderno.

Chiesa di Santa Maria del Rosario
La chiesa (con annesso un convento dell’Ordine dei frati predicatori), trentaquattresima istituzione dell’ordine in terra di Sicilia, fu fondata extra moenia da Niccolò Montaperto nel 1540, sotto il titolo di «San Nicolò».

Chiesa di San Giovanni Battista

Chiesa della Madonna del Carmelo, Alla chiesa era annesso un convento di carmelitani

Chiesa del Santissimo Crocifisso, la chiesa fu edificata tra il 1570 e gli inizi del XVII secolo. Il suo impianto planimetrico è semplice, a navata unica. Al suo interno vi sono nicchie laterali dedicate a Santa Lucia, alla Madonna della Catena e al Sacro Cuore.

Chiesa di Sant’Antonio da Padova, la Costruita tra il 1507 e il 1522, la chiesa cadde in rovina nel corso dello stesso secolo e fu restaurata solo nel 1614. Ad essa era annesso un convento dei Frati minori fin dal 1535.

 

Enogastronomia, arti e mestieri

L’agricoltura è stata da sempre il settore principale dell’economia locale.
Fra le coltivazioni erbacee più diffuse figurano il grano duro e l’orzo fra i cereali; le fave e i ceci fra legumi. Meloni, pomodori e zucche fra le piante ortive.
Le coltivazioni arboree presenti sono le mandorle, l’olivo, il pistacchio, i carrubi e gli alberi da frutta.

Ma accanto a questa agricoltura scarsamente remunerativa si sono diffuse negli ultimi anni colture più pregiate e redditizie come la vite, il pesco e l’ulivo
I vigneti sono il fiore all’occhiello dell’agricoltura locale ed oggi si continua a lavorare per migliorare la qualità seguendo l’orientamento del mercato. La varietà più rappresentativa è il tradizionale vitigno autoctono ‘nzolia. I nostri vini rossi si caratterizzano per il sapore forte, il colore rosso rubino e per la medio-alta gradazione alcolica, mentre i vini bianchi hanno un gusto delicato. Le varietà principali di ulivo sono la Biancolilla, la Passulunara, e la Nocellara che può essere usata anche come oliva da mensa.

Considerevole risulta il patrimonio zootecnico rappresentato da bovini, ovini e caprini.
Notevole la produzione di miele vergine integrale; di pregevole qualità è il miele di mandorle

Oltre all’agricoltura l’economia è basata sull’artigianato locale rappresentato da diverse figure che operano in settori come l’edilizia con piccole imprese attive per la produzione di calcestruzzo, di travetti per solai, di manufatti in cemento ed attività metallurgiche.
Il commercio è rappresentato da operatori che si occupano della vendita al dettaglio, con esercizi di supermercato, di abbigliamento e locali di ristorazione.

Fiorente è il commercio cerealicolo e dei mobili.
Sfruttando la coltivazione locale del pistacchio e del mandorlo, negli ultimi anni piccole industrie dolciarie, rivisitando antiche tradizioni della cultura dolciaria araba, normanna e spagnola, hanno dato vita ad una vera e propria produzione dolciaria, a straordinari capolavori del palato come i ricci di mandorla o al pistacchio, il panettone artigianale farcito con una prelibata crema al pistacchio, il gelato, dolcetti vari nonché una crema di pistacchio da spalmare direttamente sul pane o un preparato al pistacchio per condire primi piatti.

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