Biccari

Roseto Val Fortore

REGIONE

PUGLIA

PROVINCIA

FOGGIA

ABITANTI

1.010

SINDACO

Lucilla Parisi

Comune di Roseto Val Fortore

Sulla nascita del paese non si hanno fonti storiche certe. Mancano infatti documenti storici che ne attestino la precisa datazione. Nonostante ciò, la prima testimonianza dell’esistenza di Roseto è un cippo funerario in lingua latina del I sec. d.C. reperito sul territorio, insieme a monete ed altri oggetti della civiltà romana.
752. Compare per la prima volta il nome “Rosito” nel documento con il quale il duca longobardo Liutprando decreta la libertà per la schiava Cunda e il figlio Liupergo.

1122. Dopo essere appartenuto sotto la dominazione normanna alla Contea di Ariano, Roseto passa a Guglielmo il Guiscardo, duca della Puglia, in seguito a un riuscito assalto.

1294. Bartolomeo I Di Capua s’insedia nel feudo di Roseto al posto del D’Assimial che l’aveva ricevuto da Carlo d’Angiò dopo la presa di Lucera.

1338. Il feudo di Roseto con quello di Vetruscelli è assegnato a Roberto Di Capua.

1497. Bartolomeo III, ricevuta la conferma feudale dal Re di Napoli Ferdinando il Cattolico, porta il borgo al massimo splendore. La decadenza comincia con Giovanni, l’ultimo dei Di Capua, che vende Roseto a Ferrante Lombardo di Troia.

1640. Dai Lombardo il feudo passa ai Brancia.

1655.  Giuseppe Saggese di Foggia acquista il feudo che rimane alla sua famiglia fino agli inizi dell’Ottocento.

1848. Roseto partecipa attivamente ai moti risorgimentali e vive poi l’avventura garibaldina con spargimento di sangue.

1882. Comincia l’esodo verso gli USA dove nel 1912, in Pennsylvania, gli emigranti di Roseto danno vita a un nuovo paese oltre Oceano (Roseto in Pennsylavania appunto), facendolo entrare nel novero dei Comuni d’America.

1946. Dopo il secondo conflitto mondiale riprende il flusso migratorio, questa volta verso il Canada. Roseto si spopola: dai 5400 abitanti del 1946 passa ai 1300 del XXI sec.

Lingue e dialetti. Oltre alla lingua italiana a Roseto Valfortore, come nei diversi centri limitrofi, si parla il dialetto Dauno-Irpino, un sottogruppo della lingua napoletana.

Monumenti e luoghi di interesse

Portoncino e portale artistici, ad opera di scalpellini rosetani della famiglia Valentino Bozzelli, In via G.B. D’avanzo, 97; 

Piazza Umberto I.  Piazza principale del paese e importante luogo di ritrovo; 

Piazza Bartolomeo III di Capua, intestata al noto giurista e politico vissuto tra il XIII e XIV secolo che nel 1294 fece costruire il minuscolo agglomerato, conosciuto oggi come il centro storico del borgo. Per introdursi nei vicoli rosetani basta attraversare l’antico “Arco della Terra” antica porta principale, che sorge proprio nella piazza; 

Palazzo Marchesale. Antico edificio signorile del paese anch’esso voluto da Bartolomeo III ubicato di fronte al lato sinistro alla scala della Chiesa Madre. Sulla facciata esterna si scorge una testa lapidea che probabilmente raffigura Roberto di Capua o uno dei feudatari di Roseto; 

Chiesa Madre “Santa Maria Assunta” (centro storico); costruita nel 1507 dal feudatario Bartolomeo III di Capua. Da ammirare al suo esterno la balaustra scolpita in pieta da artisti del posto (scalpellini). Con la stessa pietra sono scolpiti i due sarcofagi gentilizi che la tradizione associa ai nomi di Tuleje e Mmaleje (Tullio e Manlia), due probabili coniugi appartenenti alla nobiltà che ha posseduto il feudo del paese. All’uscita dalla Chiesa Madre è presente una scalinata esterna che porta ad un’altra chiesa, quella dedicata al Patrono San Filippo Neri. 

Chiesa “San Filippo Neri”, dedicata al Santo Patrono nel 1623, grazie all’Arciprete De Santis che portò a Roseto il culto di San Filippo Neri. La Chiesa si trova al primo piano dell’immobile, ed è  uno dei pochissimi casi in Italia di chiese ubicate al primo piano. In origine era l’abitazione dell’arciprete De Santis, che successivamente la adibì a chiesa-oratorio.  Al suo interno è custodito il prezioso busto d’argento di San Filippo Neri. 

Chiesa di San Nicola (Largo Mons. Maggese n. 33). Ubicata in fondo al corso principale, fu adibita in passato soprattutto a luogo di sepoltura. 

Chiesa di Santa Maria Lauretana (via Mons. Sabbetti). Qui si trova l’icona della Madonna del Carmine, incoronata da due angeli, circondati da altri che sorreggono la santa casa. 

Cappella della Croce (Largo Croce); 

Cappella del Calvario (via Mons. Farace); 

Chiesa di San Francesco (via Colonnello D’Avanzo). Fu fatta erigere da Don Francesco Saverio Farace nel 1837 come cappella padronale, dedicandola al Santo di cui porta il nome. 

Chiesa di San Rocco (Contrada Paduli). 

FONTANA VECCHIA. Antico lavatoio del paese e punto d’incontro di tante massaie (Largo Fontana vecchia). 

BOTTEGHE. Attraversando la Piazza Vecchia si entra nel cuore del centro storico, tra portali, colonne e bassorilievi realizzati da maestri scalpellini. Nel centro storico possiamo visitare la casa di “Concetta non me la fido”, la casa dell’artigianato e la bottega del fabbro-maniscalco. 

L’ANFITEATRO. Di recente costruzione, è stato realizzato a seguito di ristrutturazione di vecchi fabbricati. La naturale scarpata accoglie una serie di gradinate con una capienza di circa 800 posti. Presso il luogo si svolgono spettacolo di vario genere, soprattutto nei mesi estivi. 

IL FORNO A PAGLIA. In Via Faeto è ancora presente, l’unico forno a paglia ancora funzionante, dove durante gli eventi o ricorrenze annuali è possibile degustare il tradizionale pane preparato con lievito madre e farina molita al vecchio mulino, insieme ad altre specialità. 

BOSCO VETRUSCELLI. E’ il genius loci del borgo.  Luogo incontaminato situato a due passi dal borgo, meta di escursioni, attraverso sentieri ricchi di flora e fauna. E’ noto per la sua brezza fresca e ristoratrice da godere nelle serate estive. E’ inoltre possibile ristorarsi nelle diverse aree pic-nic, con antichi abbeveratoi da cui sgorga acqua purissima di sorgente. 

I MULINI AD ACQUA E LA PISCINA. Alle pendici di Roseto sorgono due antichi e possenti mulini ad acqua anticamente alimentati dai molti torrenti provenienti da altrettante sorgenti. Agli occhi del visitatore, si presentano come un magnifico esempio di archeologia industriale. Il complesso molitorio è datato 1800, periodo a cui risale la diffusione dei primi impianti molitori preindustriali in Puglia, nata già nel XVII secolo. I mulini furono progettati per la macinazione dei cereali e la conseguente formazione della farina, rispondendo ad un’antica quanto mai moderna esigenza di risparmio energetico. Nei primi decenni del 1900, Luigi Izzo riattivò uno dei due mulini in disuso da anni. Recentemente ristrutturati, rappresentano uno dei rari esempi di opifici idraulici presenti nell’intera provincia, sia per la loro articolazione che per la loro maestosità.La struttura. Il complesso è costituito da due edifici posti in successione, uno a monte e l’altro a valle della strada. Il mulino vecchio, a monte, si sviluppa su più livelli ed è a doppio palmento, grandi vasche di accumulo per l’acqua che comunicano con il vano seminterrato delle ruote motrici, dove oggi sorgono tre splendide piscine.
Il cuore dell’edificio è rappresentato dal vano macine caratterizzato da volte a crociera. Adiacente ad esso c’è un altro vano concepito un tempo come “frantoio” per la macinazione delle pietre da costruzione.
L’altro mulino, quello posto a valle, anch’esso articolato su vari piani, è strutturalmente legato      al mulino posto a monte, tramite un grande canale adduttore, che termina in una maestosa bocca di carico. L’acqua utilizzata per il processo molitorio del mulino vecchio, veniva infatti riutilizzata dal mulino a valle.
Il mulino consta di un primo piano adibito ad abitazione per il mugnaio, un pianterreno adibito a sala macinazione ed un vano seminterrato dove alleggia la ritrecine (ruota idraulica da mulino posta orizzontalmente). L’intero complesso molitorio è caratterizzato da una fitta rete di canali di adduzione e scarico idrico da e verso il fiume Fortore, vera anima dei mulini ad acqua di Roseto.  

I mulini oggi. L’importanza didattico-ricreativa.
La valorizzazione dei mulini ad acqua, compiuta negli anni scorsi dal Comune di Roseto in collaborazione con la Comunità Europea, ha finalità museali e didattico ricreative rivolte ad un vasto pubblico. Difatti proprio all’interno dei locali dei mulini, è possibile visitare il Museo di Arte Antica dove si ritrovano attrezzi, testimonianze e antichi utensili di epoche passate che parlano dell’antico mestiere del mugnaio, oggi ormai scomparso, ma importante patrimonio storico culturale.
La valorizzazione della zona dei mulini, avvenuta dopo il 2005, ha permesso anche la realizzazione di una splendida piscina chiamata proprio “i mulini”, immersa nel verde, in mezzo ad un panorama stupendo e con una vista mozzafiato. Nei mesi estivi è possibile trascorrere intere giornate in costume, trovando refrigerio in un ambiente unico e salutare. Presso la piscina comunale vengono spesso organizzati appuntamenti culturali, musicali e di intrattenimento oltre a svariate degustazioni.

OSSERVATORIO DI ECOLOGIA APPENNINICA   (vico Donatelli n.7 ). Istituito nel 2001, dopo la ricerca sulla presenza del lupo nel territorio, ha anche la funzione di lente di ingrandimento sulla flora e la fauna dell’Appennino Dauno. E’ centro di esperienza ambientale della Regione Puglia, nonché Centri Visita con ambienti espositivi come:           Centro visita sul Lupo, con diorami sul lupo e il suo ambiente e sugli habitat del territorio. 

RICORDO ALL’EMIGRANTE. Struttura in ferro, rete e pietra di Roseto, dedicata ai rosetani nel mondo, è stata realizzata nel 2018 da un gruppo di volontari della consulta anziani e artigiani del posto. Rappresenta il globo terrestre con i continenti, ed un uomo con la valigia, simbolo dell’emigrante. L’opera, molto suggestiva, è illuminata di sera da fari a led posti al suo interno. 

Enogastronomia, arti e mestieri

Tra i prodotti gastronomici di eccellenza del paese occupa un posto di rilievo il tartufo, soprattutto quello nero, che cresce nelle zone circostanti, divenuto da tempo marchio di fabbrica di Roseto. Grazie a questo raro e pregiato fungo, il piccolo centro ha potuto accrescere negli anni la sua economia con la nascita di piccoli raccoglitori del posto. Raccolto dalla primavera all’autunno, il tartufo viene conservato attraverso la trasformazione in salse e olio aromatico favorendone la disponibilità tutto l’anno.
Altro prodotto d’eccellenza del posto, legato alla ricchezza dell’ambiente naturale circostante è il miele, la cui produzione si deve alla molteplice quantità di fiori che crescono nei boschi circostanti. Oltre a soddisfare il fabbisogno locale per la produzione di dolci, il miele rosetano è molto richiesto sul mercato nazionale ed estero.
Un prodotto tipicamente rosetano è il pecelatèdde, dolce preparato con il miele nel periodo pasquale.

Storicamente notevoli erano anche l’attività molitoria (il più antico mulino ad acqua risale al 1338) e il settore dell’estrazione e della lavorazione della pietra naturale, che veniva anche esportata: la facciata quattrocentesca della basilica cattedrale di Ariano Irpino è costituita interamente di pietra arenaria di Roseto.

Il paese è associato al club “I borghi più belli d’Italia”.

I Comuni del Welcome

Share This